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OTTAVIA

Pubblicato Giovedì, 04 Luglio 2019 10:50 Visite: 2264

Categoria: Storia e dintorni: la storia vista con gli occhi di chi l'ha fatta, vissuta, raffigurata.

OTTAVIA TURINA MINORE ( 69 a.C.-11 a.C.)
Parlare di storia significa, il più delle volte, parlare di uomini. Vincitori o perdenti, padroni o schiavi, celebri oratori, filosofi, viaggiatori, atleti. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ma non sarebbe completo. Perché vicino a questi personaggi c’è stato sempre qualcuno che li ha affiancati, amati, odiati, temuti, sopportati o eliminati! Un re, un imperatore, un conquistatore: qualunque fosse il loro ruolo e la loro grandezza, questi personaggi hanno sempre avuto accanto una donna che li ha sostenuti, ostacolati, traditi, salvati. Vorrei quindi intraprendere un percorso “a puntate” per conoscere il ruolo di queste silenziose, preziose pedine che hanno consegnato all’eternità il loro uomo, senza quasi mai farsi notare. 
Le donne hanno lo strano istinto di aggrapparsi al pugnale che le trafigge…(Jerome)
Comincerò questo viaggio con una donna della quale poco si parla, ma che gli storici a lei contemporanei e successivi hanno sempre descritto come dotata di fascino, cultura e bellezza: Ottavia Turina Minore, la sorella di Augusto. I due fratelli crebbero in una famiglia ricca e nobile: Gaio Ottavio, loro padre, aveva infatti ottenuto il rango senatoriale in quanto importante uomo d’affari. Ma fu la discendenza materna ad assicurare ai due un posto nella storia: Azia, la loro madre, era infatti imparentata sia con Gneo Pompeo Magno che con Giulio Cesare. 
Il primo marito di Ottavia fu Gaio Claudio Marcello appartenente alla nobile gens dei Claudii e discendente di quel Marco Claudio Marcello che aveva combattuto durante la Seconda guerra punica. Nel 54 a.C. Gneo Pompeo Magno rimase vedovo, essendo morta sua moglie Giulia, la figlia di Giulio Cesare. Fra i due triumviri i rapporti furono sempre molto difficili, e quel matrimonio era servito, come spesso accadeva, a mantenere una pace quantomeno apparente. Per questo motivo Cesare prontamente, e senza chiedere parere alla diretta interessata, propose all’avversario di sposare sua nipote Ottavia. Il fatto che la ragazza (all’epoca aveva solo quindici anni) era sposata non costituiva un problema: l’avrebbe fatta divorziare. Pompeo rifiutò la proposta, nonostante l’avvenenza della giovane fanciulla: ormai la rottura fra i due generali era troppo profonda e un altro matrimonio per convenienza politica non avrebbe potuto evitare la guerra civile che ne seguì. L’esito dello scontro titanico lo conosciamo: a Farsalo, nel 48 a.C., Cesare sbaragliò Pompeo e chiunque lo avesse appoggiato, ponendo la parola fine ad una delle storie più avvincenti della repubblica romana. Il marito di Ottavia era fra coloro che aveva combattuto Cesare, ma il nuovo padrone di Roma lo perdonò, convinto che non sarebbe stato un pericolo e, in effetti, i due coniugi rimasero chiusi in casa fino alla morte di Marcello, avvenuta nel 41 a.C.: Ottavia era incinta del loro terzo figlio, Marco Claudio Marcello, il nipote che Augusto amò profondamente, tanto da designarlo erede. Purtroppo il ragazzo morì prematuramente nel 23 a.C., lasciando un grande dolore e un grande vuoto nella sua famiglia e nel destino della discendenza: la madre gli dedicò una biblioteca, suo zio fece erigere per lui il Teatro Marcello. Ma questa è un’altra storia.
Nel 40 a.C. mori’ Fulvia, la moglie di Marco Antonio, grande rivale del giovane Ottaviano, il quale sapeva di essere in bilico tra il prestigio di essere il nipote di Cesare e doverne ereditare il potere ed essere troppo giovane per poter sperare in un appoggio incondizionato da parte dei senatori. Il futuro imperatore vide nella vedovanza del già potente Marco Antonio un’occasione da sfruttare. Sua sorella Ottavia sarebbe stata una moglie perfetta e la parentela un motivo di coesione fra i due uomini. Marco Antonio accettò la proposta e il Senato dovette deliberare per consentire a Ottavia di sposarsi poiché essa, come abbiamo detto, era incinta di Marcello. Era bella, Ottavia, molto attenta al modo di vestire e di porsi, oggi diremmo una vera icona di stile: le donne imitavano il suo look e la sua pettinatura, con quel bel ciuffo di capelli raccolto sulla fronte che da lei prese poi il nome. Bella e di classe, con cultura, intelligenza e savoir faire eppure…"cornuta"! Capita anche nelle migliori famiglie di avere un marito col vizio delle donne! Ma lei era innamorata e rimase sempre accanto a quell’uomo sebbene lui la facesse sfigurare di fronte all’intera Roma senza neanche preoccuparsi di nascondere le sue amanti! Dal suo Marco Antonio, Ottavia ebbe due figlie, Antonia Maggiore (la nonna di Nerone) e Antonia Minore (la futura madre di Claudio e nonna di Caligola) che, aggiunti ai tre avuti col primo consorte Marcello, facevano ben cinque figli! Ottavia non era intenzionata a lasciarsi sopraffare dalle emozioni e tenne duro anche quando suo marito, mandato a combattere i Parti, ne approfittò per liberarsi di lei. Quando Ottaviano chiese a sua sorella di lasciare la casa coniugale per andare a vivere con lui, lei fieramente declinò l’invito, volendo crescere i suoi cinque figli nella casa dove insieme a Marco Antonio avevano deciso di vivere! Non aveva intenzione di trasferirsi, sperando sempre che l’amato tornasse da lei. Ma Ottavia non riusciva a stare tranquilla e, tentando un ultimo, disperato tentativo per riprendersi Marco Antonio, lo raggiunse in Oriente con un esercito e del denaro tutti per lui: pare che a fornirla di un regalo tanto prezioso fosse stato Ottaviano. Conoscendo le conseguenze del gesto, viene da pensare che il futuro imperatore non abbia agito per generosità nei confronti della sorella, ma perché aveva previsto la mossa dell’avversario e voleva volgerla a proprio favore. Marco Antonio rifiutò moglie e doni e Ottavia tornò a Roma a testa bassa nel 32 a.C., e lì, davanti a tutta la sua città, la raggiunse una lettera da parte dell’ancora amato marito che le chiedeva il divorzio. Questo gesto, unito alla cosiddetta donazione di Alessandria (con la quale Marco Antonio lasciava i territori conquistati ai figli avuti con Cleopatra), forniva ad Ottaviano la scusa formale per far dichiarare Marco Antonio nemico di Roma. Non era ammissibile per la morale romana lasciare una matrona per sposare una regina straniera; ma ancora meno tollerabile era che un generale al servizio del popolo utilizzasse i possedimenti di Roma come suoi beni personali! Tutto ciò era inammissibile. Anche l’esito di questa storia è noto. Cleopatra aveva irretito anche Cesare, ma lui non era il tipo che perdeva di vista le priorità; Marco Antonio non era altrettanto disciplinato e finì per farsi sconfiggere ad Azio! Morto lui, morta Cleopatra, rimanevano ben tre figli loro da crescere, da strappare dalle mani di chi li avrebbe uccisi perché non aspirassero a governare Roma: erano i due gemelli Alessandro Elio e Cleopatra Selene e il piccolo Tolomeo Filadelfo. Ottavia sapeva che Ottaviano aveva fatto eliminare Cesarione, il figlio che Cleopatra aveva avuto dal loro zio, Cesare. Amava suo fratello, Ottavia, ma sapeva che non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di raggiungere il potere. Per questo fu lei stessa a crescere e istruire i figli della sua rivale in amore, di colei che, in fondo, le aveva strappato dalle braccia quel marito che tanto ostinatamente aveva adorato. A questo punto Ottavia aveva ben otto figli da crescere, da amare, da seguire e da proteggere. E lo fece con dedizione. I contemporanei la descrivono come più bella di Cleopatra, ma il suo rigore e la sua dedizione evidentemente furono meno attraenti di una regina che abbagliava con un fascino che venne tramandato come proverbiale. 
Augusto soffrì per la morte della sorella, avvenuta nell’11 a.C.: rifiutò i molti festeggiamenti che il popolo voleva dedicarle solo per essere coerente con la vita priva di eccessi che l’imperatore imponeva a se stesso e alla propria famiglia. In onore di Ottavia, suo fratello fece erigere un portico, proprio lì, vicino al teatro dedicato all’ amato figlio di lei, Marcello. Le ceneri di questa donna dalla rara integrità morale furono portate nella tomba di famiglia, il Mausoleo di Augusto.