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Capri, regina di pietra....(Neruda)

Pubblicato Giovedì, 07 Marzo 2019 11:35 Visite: 17700

Categoria: Storia e dintorni: la storia vista con gli occhi di chi l'ha fatta, vissuta, raffigurata.

Il nostro meraviglioso paese è colmo di tesori: creazioni di uomini straordinari, ma anche doni che la natura ci ha fornito, benigna. Chi ha la fortuna di navigare nel Mediterraneo sa che ci sono delle perle di una bellezza insuperabile che alla perfezione paesaggistica aggiungono il fascino della storia: a chi sa far “parlare i luoghi”, infatti, ogni grotta, ogni rupe, ogni promontorio è in grado di narrare di uomini, donne, ninfe, eroi, re e regine. Chi non sia mai stato a Capri coglie solo in parte il significato del vento che scompiglia i capelli, il rumore del mare, il profumo dei limoni…

 

Certo, oggi Capri è sinonimo di lusso, aperitivi alla moda, VIP da fotografare e….spot pubblicitari che si imprimono nella memoria per la perfezione della bellezza che la natura, quando vuole, può donare a luoghi e persone. Ma io vorrei portarvi in un’altra isola, quella che era sempre lì….duemila anni fa.

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L’imperatore Tiberio amava molto quest’isola e qui trascorse gli ultimi unidici anni della propria vita (ricordo che regnò dal 14 d.C. al 7 d.C.) assecondando la propria indole schiva, poco adatta alla convulsa vita di Roma. Precisamente volle la sua villa ad Anacapri, località Damecuta (forse i capresi così contrassero il suo nome, Domus Augusta). Per giungere ad Anacapri l’imperatore fece creare 777 gradini, ripidi all’inverosimile, per giungere in cima e poter godere di una bellezza che toglie il fiato: la regina delle isole regala allo spettatore la vista di tutto ciò che si prostra ai suoi piedi, inchinandosi a tanta bellezza. Il Golfo di Napoli, tutto! Con Ischia, Procida, Posillipo coi suoi pini, la bianca linea di Napoli, il Vesuvio, la pianura di Sorrento protetta da Monte Sant’Angelo, più in là, gli Appennini, coperti di neve. Quante ore l’imperatore avrà trascorso ammirando questo paesaggio e annusando l’aria colma di salsedine e profumo di mirto, ginestra ed ogni arbusto che fiorisce sfidando ostinatamente giornate di interminabile sole e raffiche di vento incessante. Ma come poteva un uomo così crudele amare un luogo così bello? Un’anima annerita da vizio e follia, poteva godere di tanta pace?in fondo lui era il primo membro della dinastia Giulio-Claudia, ma nelle sue vene non scorreva il sangue della gens Iulia con la vena di follia che lo accompagnava, in quanto adottato d questa nobile stirpe! gli storici a lui contemporanei lo descrivono come uomo pacato ed equilibrato, ma costoro non lasciarono scritti che ebbero la fortuna di altri, prodotti da penne ben più accattivanti. Tacito innanzitutto, che scrisse, però, un romanzo storico più che una storia. Quando uscirono i suoi Annali, Tiberio era morto da ottant’anni e non ci era alcuno che potesse obiettare. Per non parlare di Svetonio, custode di archivi di stato e biblioteca per conto di Adriano, vero, ma con una innegabile propensione per l’aneddoto, soprattutto quando poteva denigrare i primi imperatori, facendo risaltare le doti degli ultimi. Ecco, allora, che nella Grotta Azzurra (allora non era di questo colore, ma simile alle altre dell’isola) secondo lo scrittore, l’imperatore portava ragazzi e ragazze attraversando l’arco oggi sommerso (il livello dell’acqua si è alzato di circa cinque metri) e lì si abbandonava con loro alla libido più sfrenata per poi strozzarli con le sue stesse mani.

La voce si alimentò, dilagò…..la calunnia è un venticello….si canta nel Barbiere di Siviglia…già! Ma a nessuno è mai venuto in mente che al’epoca Tiberio era settantenne e, forse, non aveva la forza di mettere in atto le nefandezze che gli vennero addossate. Ma- come diceva Quintiliano- il bugiardo deve avere buona memoria, e lo stesso Svetonio ricorda che quando Caligola andava a  trovare il nono paterno, doveva comportarsi bene per non contrariarlo e, se proprio non poteva resistere ai suoi bassi impulsi, era costretto a travestirsi per non farsi riconoscere. Quante volte gli abitanti di Anacapri avranno utilizzato frammenti della “robba di Timberio”, come lo chiamavano loro in dialetto, per legare un asino o per fare dei gradini di una casa…lo avranno maledetto sbattendo su un pezzo di colona, poi avranno sputato in terra, maledicendo quel vecchio jettatore. Gli isolani raccontavano che il diavolo chiese al vecchio imperatore la sua stessa fama in cambio della vista di quel paesaggio fino alla fine dei suoi giorni: Tiberio, evidentemente, accettò….finì lì i suoi giorni e, nonostante sia stato un buon governante, non viene ricordato, dai più, come tale. Dopo aver faticato, non poco, per giungere a Damecuta, si può godere della seconda vista più bella del’isola: come dare torto a Tiberio?  Vecchio, tradito in tutti i suoi affetti, un cupo idealista dal cuore infranto, deluso regnante di un mondo ingrato, si trasformò in un vecchio solitario e, a chi voleva visitarlo, non restava che percorrere un impervio tragitto.

Ho detto che a Damecuta vi è la seconda più bella vista di Capri…si…..perché la prima è quella di San Michele: bisogna entrare in quella casa.Lì troverete una sfinge affacciata: mettetevi dietro di lei e….guardate anche voi ciò che lei, da secoli, non si stanca di osservare, muta testimone di una bellezza che il tempo non ha scalfito.